Come cogliere le opportunità della CSR: il libro

  Osservatorio Socialis   Mar 06, 2018   Blog ed Interviste, News, Principale   Commenti disabilitati su Come cogliere le opportunità della CSR: il libro

Informativa non finanziaria e regulation. Tendenze evolutive e relative implicazioni alla luce dell’emanazione del D.Lgs 254/16 (edito da McGraw-Hill Education, qui per l’acquisto) è un lavoro frutto di dieci anni di ricerca condotta sul tema della responsabilità sociale dell’impresa e della rappresentazione delle informazioni di sostenibilità all’interno dei bilanci d’impresa. A firmarlo sono Andrea Venturelli e Fabio Caputo, entrambi docenti presso il Dipartimento di Scienze dell’Economia dell’Università del Salento. Ne parliamo con gli autori.

Come nasce l’idea di questo libro?

Abbiamo voluto offrire ai colleghi universitari, agli imprenditori, ai manager e ai consulenti aziendali uno strumento in grado di cogliere le opportunità competitive che la Corporate Social Responsibility (CSR) e la comunicazione di informazioni Environmental, Social e Governance (ESG) offrono ad aziende non solo di grandi, ma anche di piccole e medie dimensioni.

Oltre ai noti benefici reputazionali, a quale tipo di ricadute positive fate riferimento?

Ad esempio a quelle di mercato. Oramai sono tutti unanimemente d’accordo, e numerosi studi lo confermano (compresa una ricerca dell’Osservatorio Socialis), che i consumatori si orientano sempre di più verso l’acquisto di beni e servizi di imprese responsabili dal punto di vista sociale ed ambientale. Questo aspetto è piuttosto evidente. Meno evidente dal punto di vista comunicativo, ma molto efficace in termini di effetti prodotti, è certamente l’impatto sulla catena di fornitura: l’essere sostenibili genera meccanismi virtuosi di autoselezione in termini di filiera. Da un lato le grandi aziende fissano criteri sempre più stringenti in termini di audit per la selezione dei fornitori, dall’altro il fornitore – per rimanere tale e all’interno di filiere solide – anticipa le richieste del cliente, e anche se non interessato da alcune norme, le fa proprie per qualificarsi e differenziarsi dai competitor. L’intero sistema ne beneficia in termini di qualità.

Una ricaduta molto interessante è quella sugli investitori…

Si certamente; se un’azienda necessita di reperire capitali dovrà superare le analisi effettuate dalle società di rating che osservano e valutano le informazioni di sostenibilità e premiano le imprese proattive sulla CSR. In altre parole un’azienda orientata alla CSR è più solida e meno esposta a rischi. O, anche se dovesse incappare in un periodo negativo, lo saprebbe gestire meglio. In definitiva è più affidabile.

Come valutate gli interventi regolatori in ambito CSR e informativa non finanziaria?

L’ipotesi che cerchiamo di verificare nella nostra ricerca è che la regulation, pur nelle sue distorsioni e spesso vani tentativi di garantire un livello di applicazione omogenea tra imprese operanti in Paesi per tradizione popolati da tessuti economici diversi e origini culturali difformi, rappresenta un fattore in grado di dare impulso alla comunicazione delle informazioni non finanziarie. Ma son interventi che vanno contestualizzati. Il libro si compone, infatti, di due parti: la prima concentrata sui principi che regolano la rendicontazione di sostenibilità e sul contenuto dei principali standard, documenti e linee guida oggi presenti a livello internazionale sul tema; la seconda incentrata sulla Direttiva 2014/95/UE che ha previsto per gli Enti di Interesse Pubblico con più di 500 dipendenti di pubblicare nei propri bilanci informazioni non finanziarie e di diversità. Un approfondimento specifico è dedicato, in particolare, al decreto legislativo n. 254, entrato in vigore il 25 gennaio 2017, le cui disposizioni si applicano, con riferimento ai bilanci d’esercizio e consolidati, agli esercizi finanziari aventi inizio a partire dal 1° gennaio 2017.

Per verificare tale ipotesi abbiamo proposto una metodologia in grado di valutare ex-ante il livello di applicazione dell’informativa oggetto del decreto, misurata da uno scoring delle informazioni pubblicate nei bilanci 2015 (mandatory e voluntary) delle imprese italiane che dovranno prossimamente allinearsi al disposto normativo.

Lo studio, in altri termini, ha inteso effettuare una prima valutazione critica sull’impatto determinato dalla direttiva “non-financial and diversity information” nelle imprese del nostro Paese. In sede di dibattito europeo è stata, infatti, messa in luce la scarsa utilità della direttiva, se applicata esclusivamente ad aziende di grandi dimensioni. I risultati dello studio evidenziano uno scenario diverso, in cui vi è un gap informativo importante da colmare per le big entity; in tale prospettiva, il contributo effettivo dato nel nostro Paese dalla direttiva UE alla non-financial disclosure appare più rilevante di quello che si era previsto.

Tale dato emerge con maggiore enfasi se si considera, inoltre, quanto evidenziatosi dal confronto tra Italia e Regno Unito, ove il dato sul livello di compliance testimonia un ritardo, da parte del nostro Paese, soprattutto per quanto attiene all’informativa su ambiti quali rischi non-finanziari, diversità e sistema degli indicatori.

Parlando di Italia, spesso si lamenta un trait d’union tra le leggi e la loro applicazione ed in questo caso sembrerebbe che manchi totalmente il ruolo promotore delle Regioni. A che punto siamo ed esistono delle Regioni più attente di altre?

Il Governo Italiano sta dando grande impulso al tema della responsabilità sociale d’impresa. Lo si desume non solo dal livello di attenzione che ha riposto verso il recepimento della Direttiva 2014/95/UE, ma soprattutto dall’approccio attivo che sta avendo nel cercare di traguardare i 17 obiettivi di Sviluppo Sostenibile previsti dalle Nazioni Unite all’interno di Agenda 2030. La Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile 2017-2030 prevede, tra i vari obiettivi strategici, la promozione della responsabilità sociale e ambientale nelle imprese e nelle amministrazioni pubbliche. Ma come tutti gli obiettivi può essere raggiunto in parte o totalmente disatteso.

In questo, le Regioni devono assumere un ruolo propositivo, attraverso non solo la legiferazione regionale, ma soprattutto promuovendo momenti di confronto tra imprenditori, policy maker e cittadini sui grandi temi della sostenibilità. In tal senso, si segnala l’attività della Regione Puglia che sta definendo una legge sull’economia circolare.

Sarebbe di sicura utilità, inoltre, il lancio di un’iniziativa, magari promossa dall’Osservatorio Socialis con il patrocinio della Regione Puglia, che avesse come focus le buone pratiche di CSR delle imprese pugliesi. In questo modo si attiverebbe nel contesto regionale e non solo un effetto volano che spingerebbe PMI ed altre istituzioni a fare lo stesso.

 

a cura di Marta Tersigni ©Osservatorio Socialis

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