5×1000 alle Università: chi vince in Italia e perché

  Osservatorio Socialis   Feb 07, 2018   News, Principale, Speciali   Commenti disabilitati su 5×1000 alle Università: chi vince in Italia e perché

5 per mille: sembra facile ottenerlo ma poi i risultati parlano chiaro. A fare la differenza è la capacità di comunicare sé stessi, valorizzarsi e raggiungere il più vasto numero possibile di contribuenti. Entrare nella loro memoria e farsi scegliere.

Sugli oltre 60.000 soggetti che, tra onlus, associazioni sportive, fondazioni, Comuni, enti concorrono a questa ambita ripartizione, l’interesse dell’Osservatorio Socialis si è soffermato in questa indagine esclusiva su un particolare settore beneficiario e cioè le università.

Secondo le disposizione attualmente in vigore, infatti, tra le finalità destinatarie della quota del 5 per mille dell’IRPEF sono presenti le università statali, private e telematiche in quanto comprese negli enti attinenti al “Finanziamento della ricerca scientifica e dell’Università”. È il settore in cui ricadono anche molte associazioni onlus dedite alla ricerca scientifica (AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla o AIRC – Associazione Italiana Ricerca sul Cancro ad esempio) ma anche i conservatori, i consorzi interuniversitari, le associazioni di medici.

Complessivamente le Università italiane hanno raccolto 7.325.876,27 euro, una somma davvero molto bassa se consideriamo che l’impiego previsto dalla legge attiene la ricerca.

Come per le altre sezioni, per esprimere la scelta a favore di uno specifico soggetto (in questo caso una determinata università) il contribuente deve indicarne il codice fiscale oltre che apporre la propria firma.

L’analisi che proponiamo ai nostri lettori è stata svolta sugli elenchi del 5 per mille elaborati dall’Agenzia delle Entrate relativi all’anno fiscale 2015 (l’ultimo, ad oggi, disponibile) e svela uno scenario che sorprende sotto vari punti di vista.

Partiamo dunque con il dato più semplice: la prima università per numero di sostenitori e raccolta è l’Università Campus Bio-medico di Roma che ha raggiunto oltre 869 mila euro staccando di quasi 300.000 euro il secondo ateneo, il Politecnico di Milano. (Tabella 1)

Notiamo che università storiche, che vantano origini già nel Medio Evo, sono scavalcate da atenei di recente costituzione, addirittura telematici. Il Campus Bio-medico infatti è stato costituito nel 1993 e l’Università telematica Pegaso nel 2006: solo 11 anni fa.

Perché questo dato incuriosisce?

Perché evidentemente in meno tempo sono riuscite a costruirsi una rete di sostenitori effettivi, e cioè tutti coloro che esprimono una esplicita volontà di destinare ad una specifica università, più vasta.

11 anni di relazioni battono i 929 dell’Università di Bologna (fondata nel 1088) o i 656 di Pavia (fondata nel 1321) come anche i 90 di Milano (fondata nel 1924).

Sorprende perché il passaparola è il meccanismo principale su cui si fondano le campagne di comunicazione del 5 per mille: gli ambasciatori del 5 per mille siamo noi, i singoli contribuenti, che se coinvolti e appassionati ci facciamo promotori della destinazione a favore dell’uno o dell’altro soggetto. Perché gli ambasciatori “ci mettono la faccia” e spesso basta questo per orientare (e a volte spostare) decine di scelte. (Tabella 2)

Analizzando invece la classifica degli atenei per importo medio destinato (importo delle scelte espresse / numero di scelte espresse) troviamo un sorprendente ribaltamento: entrano in classifica delle università che invece non appaiono tra le prime dieci per raccolta.

Peccato che la Libera Università di Bolzano abbia raccolto solo 43 firme: la destinazione media è stata infatti la più alta: 130 euro contro una media nazionale di destinazione alle università di 45 euro (ben 85 euro sopra!), cifra che la pone in cima alla classifica subito prima delle prevedibili università Bocconi di Milano e LUISS di Roma. (Tabella 3)

Tuttavia, come sappiamo da alcuni dati e casi estremi avvenuti in altri settori, a volte basta davvero poco per raggiungere un grande risultato. È il caso dell’Associazione sportiva dilettantistica Cremona sportiva atletica Arvedi che con 9 scelte raggiunge la ragguardevole cifra di 25.696 euro: ben 2.848 euro il valore della destinazione media.

Casualità o attenta strategia? È vero che per alcuni il “pochi ma buoni” sia divenuta una vera e propria strategia di raccolta, ma resta il fatto che l’aleatorietà del caso ha un grande peso. Non sapremo mai chi, di quei 9, abbia trascinato la media su quella cifra da capogiro o se veramente si tratti di 9 persone tutte egualmente ricche.

In termini di distribuzione delle risorse vediamo che la diversa presenza delle Università nel territorio si traduce automaticamente in un diversa distribuzione territoriale. (Tabella 4 e Tabella 5)

Nord Ovest    Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria
Nord Est        Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna
Centro           Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise
Sud                Campania, Puglia, Basilicata, Calabria
Isole               Sardegna, Sicilia

Ma come si evolve nel tempo la raccolta?

Abbiamo messo a confronto due realtà romane: il Campus Bio-Medico e l’Università di Roma La Sapienza. Lo abbiamo fatto per i motivi accennati all’inizio: la mappa delle relazioni efficaci della prima dovrebbe essere infinitamente più bassa della seconda. Ma vediamo cosa è accaduto in questi anni (Tabella 6).

Certo, il Campus è un’università privata e come tale la raccolta fondi assume un ruolo fondamentale. Inoltre il Campus vanta uno dei policlinici universitari più efficienti nella capitale e questo lo aiuta a drenare sostenitori: il Policlinico, infatti, non concorre alla raccolta del 5 per mille come soggetto a sé stante. Vediamo però che anche i due policlinici universitari de La Sapienza, e cioè l’Umberto I e il Sant’Andrea, concorrono come soggetti unitari con l’ateneo. E allora va trovata un’altra spiegazione.

Che può essere una sola: il diverso peso che i due atenei riconoscono e quindi danno alla comunicazione sia interna che esterna (e per quanto riguarda La Sapienza anche alla comunicazione pubblica).

Peccato.

 

a cura di Marta Tersigni ©Osservatorio Socialis

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